CHIESA DELLA BEATA VERGINE DEL CARMINE

 

La Chiesa del Carmine prospetta su un’ampia via anticamente detta Stradone che ospitava i palazzi delle famiglie più in vista della città

Attorno al 1580 Vespasiano Gonzaga autorizzò l’insediamento all’interno delle mura di una piccola comunità di Carmelitani, ai quali donò un convento ed una chiesa dedicata alla Pia Vergine della Purificazione. Nel 1652 il convento venne chiuso per mancanza di monaci. Sedici anni più tardi l’ultimo duca di Sabbioneta, Nicola de Guzman, lo fece riaprire e nel 1683 venne consacrata l’attuale chiesa. Il monastero fu in seguito definitivamente chiuso ed utilizzato sino a pochi decenni fa come Istituto delle Orfane, abitato e gestito dalle suore dell’ordine delle Ancelle delle Carità.

La facciata è divisa da una trabeazione sporgente e termina con un frontone curvilineo. Cornici aggettanti mistilinee evidenziano il portale ed il finestrone superiore tardo barocco. Da poco si sono ultimati i lavori di restauro che hanno interessato la copertura per evitare le infiltrazioni di acqua piovana. Alla sinistra della facciata si apre il portale d’ingresso dell’antico convento; un cornicione ondulato lo sovrasta e lo unisce al muro di cinta dello stesso monastero.

L’interno della chiesa fu elegantemente rinnovato attorno al 1770 ed è movimentato da ornamenti in stucco di gusto rococò (riccioli, volute, conchiglie e ghirlande). La tinteggiatura in pallido azzurro delle superfici ben si amalgama al bianco degli stucchi, conferendo all’edificio un aspetto sobrio e raccolto. L’impianto longitudinale presenta un'unica navata con cappelle laterali. La volta ad arco ribassato è illuminata da finestroni. Il presbiterio è aperto su due vani: quello di sinistra, in comunicazione con il convento, è protetto da una grata lignea ed era destinato alla comunità religiosa; in quello di destra è ubicata la sagrestia. Le cappelle che fiancheggiano la navata ospitano complessi altari barocchi. L’altare maggiore presenta una complessa struttura in marmi policromi. La tela del baldacchino che lo sovrasta raffigura il Padre Eterno e fu dipinta da Giovanni Morini nel 1770.

Il semicerchio dell’abside è occupato dal coro ligneo intagliato dal marangone Antonio Maria Lodi tra il 1745 e il 1755. L’arredo è composto da tredici stalli con sedili mobili separati da braccioli sagomati da curve. Ogni dossale era sormontato da cimase e vasetti ora del tutto scomparsi. Al centro è posto un inginocchiatoio nella cui fronte è scolpita un’originale composizione vegetale, elemento che caratterizza la produzione dell’intagliatore sabbionetano. Il prezioso coro settecentesco versa purtroppo in un precario stato di conservazione. Sopra il coro, tra i due finestroni dell’abside, è posta una complessa ancona marmorea nella cui nicchia centrale fu inserito un pregevole crocefisso quattrocentesco proveniente dalla chiesetta dell’Ospedale che sorgeva nei pressi del baluardo di Sant’Elmo. Alzando lo sguardo spiccano due dipinti ovali (1770) che raffigurano l’Angelo annunciante e la  Vergine Annunciata, opera di Giovanni Morini. (Giovanni Sartori)