Chiesa di San Rocco

 

L’oratorio di San Rocco, che sorge tra la parrocchiale di Santa Maria Assunta, a cui è unito attraverso le sacrestie, e il palazzo che ospita la Sinagoga della comunità ebraica, conclude una piccola piazza che si apre lungo via Bernardino Campi. L’aspetto attuale gli fu conferito nei primi anni del Seicento, mentre la decorazione interna fu completamente rifatta nella seconda metà del Settecento, contemporaneamente al rinnovo dell’arredo di tutti gli edifici religiosi di Sabbioneta.

La facciata è divisa in due ordini da una trabeazione fortemente aggettante ed è conclusa da un frontone triangolare. Ciascun ordine è diviso da due coppie di lesene fra cui si inserisce una nicchia; in quelle dell’ordine superiore sono collocate le statue di San Rocco e San Sebastiano. Al centro della fascia inferiore si trova il portale sormontato da un timpano curvilineo, sovrastato nella fascia superiore da un finestrone corniciato da esili lesene che reggono un timpano curvospezzato. La tipologia della chiesa si può far risalire ad analoghi edifici religiosi manieristi del cremonese, nonché alla chiesa di Santa Susanna a Roma innalzata tra il 1597 e il 1603.

L’interno è costituito da un’unica navata su cui si aprono due cappelle per ogni lato. Due profonde cappelle al termine della navata costituiscono i bracci del transetto. Il lungo vano del presbiterio è chiuso da una balausta in marmo rosso ed è fiancheggiato da un corridoio a sinistra e da un ampio locale a destra. Una serie di lesene con elegante capitello in stucco dorato addossate alle pareti della navata reggono un’alta trabeazione mistileinea su cui imposta la volta. L’elegante altare maggiore, che poggia su un’ampia predella, distingue l’area riservata al celebrante dalla zona del coro. La prima è coperta da una volta a botte in cui si trovano affrescati tre riquadri con le storie di San Vincenzo. In quello centrale è raffigurato San Vincenzo assunto in cielo mentre in quelli laterali la Tentazione di san Vincenzo e San Vincenzo in carcere visitato dagli angeli. L’area presbiteriale, comunicante con le zone laterali attraverso due archi chiusi alla base da un parapetto in muratura, è invece sormontata da una cupola nei cui pennacchi sono dipinti gli Evangelisti. Questi affreschi furono realizzati nel 1769 dal pittore viadanese Giovanni Morini. In una delle pareti del braccio sinistro del transetto si trova un pregevole dipinto della fine del Cinquecento che raffigura l’Annunciazione, forse da Giovanni Bresciani.

La chiesa, restaurata negli anni Ottanta del Novecento, è priva di arredi mobili salvo il tabernacolo di legno dorato e la cantoria di controfacciata, entrambi della seconda metà del Settecento. Essa fu, fino alla fine del Cinquecento, la sede della potente Confraternita dei Disciplini, che aveva ottenuto dal duca Vespasiano Gonzaga il privilegio di liberare un condannato a morte ogni Venerdì Santo. (Giovanni Sartori)