FORTIFICAZIONI

 

Le fortificazioni furono realizzate in tre fasi successive: la prima compresa tra il 1556 ed il 1567, la seconda coincidente col biennio 1578-79 e la terza conclusa nel 1589. Il progetto, considerato opera di Vespasiano Gonzaga, fu realizzato con la consulenza di abili ingegneri ed esperti architetti militari quali il novarese Girolamo Cattaneo e il piacentino Bernardino Panizzari detto il Caramosino. I lavori di edificazione furono diretti da Giovan Pietro Bottaccio tra il 1558 e il 1584 e da Bassano Tussardi tra il 1584 ed il 1600.

La cinta muraria ha forma di esagono irregolare con sei bastioni a cuneo innestati agli angoli (San Niccolò, Santa Maria, San Francesco, Sant’Elmo, San Giorgio e San Giovanni) e due porte maestre per l’accesso (Porta Vittoria e Porta Imperiale) opposte.

La Porta Imperiale che fu edificata nel 1579 ed intitolata all’imperatore Rodolfo II d’Asburgo Essa, uno dei due antichi accessi della città, è inserita nella cortina delimitata dai bastioni Sant’Elmo e San Giorgio; volgendo le spalle alla porta si scorge una piccola borgata di case costruite nella seconda metà del Novecento sul luogo in cui sorgeva la mezzaluna della “Porta stoppa” (l’ingresso principale di Porta Imperiale restò murato per molti decenni, nel Cinquecento l’unico accesso alla città fu Porta Vittoria), un’opera addizionale posta a difesa dell’accesso.

Da questo punto della statale 420 «Sabbionetana» è visibile il fianco sinistro del baluardo Sant’Elmo. Questa parte della cinta muraria è stata interessata da lavori di ripulitura ed integrazione tra il 1988 ed il 1990. Si nota il dislivello esistente tra il piano della strada e i resti dell’antico spalto in terra, che aveva il compito di difendere le mura dai colpi dell’artiglieria nemica.

Il bastione Sant’Elmo ha la caratteristica forma a cuneo. I due fianchi permettono di apprezzare la struttura della fortificazione.

Dal fossato si eleva il muro di controscarpa costituito da un paramento di mattoni concluso da un cordone aggettante. Nei vertici si eleva un muricciolo di contenimento con la funzione di non far franare all’esterno il terrapieno. Nel punto d’incontro tra i due fianchi, così come nelle punte dei rimanenti cinque bastioni, è collocato uno stemma marmoreo con l’arma di Vespasiano Gonzaga. Alla sommità del muro di controscarpa si scorge il parapetto inerbito del terrapieno, l’enorme massa di terra e detriti addossata alla spessa parete di mattoni con la funzione di assorbire i proietti sparati dai cannoni nemici e di limitare al minimo i danni alla cinta e alle strutture interne della città. A sinistra, ai piedi del bastione, si vede chiaramente un buon tratto dello spalto in terra, l’antico argine realizzato a protezione della cinta; degrada dolcemente verso le mura ed è il frutto di enormi lavori di scasso e trasporto di grandi quantità di terra, realizzati nell’arco di un quarantennio tra il 1554-56 e il 1591. In lontananza s’intravede una macchia costituita dalla tipica vegetazione palustre: ai  margini del fossato crescono i carici e le tife e nelle immediate vicinanze i salici bianchi che formano una piccola oasi per uccelli di diverse specie tra cui il germano reale e l’airone cenerino. Questa vegetazione cresce spontaneamente in quella fascia di terreno che circonda la città e che il duca aveva ordinato fosse sempre libera da alberi ad alto fusto, per questo detta “Tagliata”.

La cortina che unisce il bastione San Francesco al bastione Sant’Elmo non è costituita da una linea retta, ma è spezzata in due segmenti uniti tra loro da un elemento arrotondato, una specie di torrione innestato nella cinta detto orecchione; esso costituisce una posizione avanzata nella campagna ed era posto a protezione di una piattaforma su cui venivano posti dei cannoni ad ulteriore difesa delle cortine. In questo punto il fossato non è addossato alla cinta, ma è spostato nella campagna per circa 20 metri e ritaglia una fascia di terreno che poteva essere percorsa da cavalcature e carri.

Il baluardo San Francesco, di cui è qui ben visibile il fianco, costituisce l’elemento più articolato dell’intera cinta muraria. Si tratta del bastione che si trova immediatamente alle spalle dell’insieme di palazzi del duca, a protezione dell’area privata a lui riservata. Copre infatti la villa del riposo col giardino all’italiana (Palazzo del Giardino). Notevole era la sua funzione strategica poiché a ridosso del suo terrapieno sorgeva lo “Stallone”, il complesso delle scuderie ducali in cui erano allevati cavalli di razza che costituivano la cavalleria del duca. In caso di assedio, un’uscita di soccorso a lato delle piazzole detta “Porta segreta di Santa Margherita” nella spalla est del baluardo, permetteva una sortita di fanti armati, coperti dal tiro dell’artiglieria pesante.

Via Giulia Gonzaga, la strada comunale asfaltata bordata da una doppia fila di pioppi cipressini, venne realizzata negli anni Venti del Novecento quando la cinta fu brecciata in due punti opposti al fine di permettere lo sviluppo urbano della città. Tale crescita è avvenuta, soprattutto tra gli anni Cinquanta e Settanta. Un tempo una breve cortina univa il bastione San Francesco al torrione sinistro della Rocca chiudendo la piazza alle spalle a protezione dei palazzi privati del duca. Dalla campagna verso la città oltre alla cortina di mattoni ed al terrapieno che le era addossato, si incontrava l’Armeria. Questo edificio, demolito nel 1793, era unito agli appartamenti ducali del castello per mezzo di un breve passetto ed era collegato agli ambienti della villa con giardino da un corridoio posto su archi, detto “Corridor Piccolo”, tutt’oggi esistente e chiamato erroneamente Armeria.

Percorrendo un breve tratto di via Giulia Gonzaga ed appostandosi al ciglio destro prima di entrare in Piazza d’Armi, è possibile vedere i resti della Rocca, de-molita durante il governo austriaco negli ultimi anni del Settecento (1796). Poiché due torrioni e la cortina tra essi compresa facevano parte della cinta muraria, essi non furono atterrati e rimangono oggi a ricordo della mole del castello. Le due torri, ora cimate, sono percepibili nel loro storico aspetto in un disegno del Settecento Alla base del secondo torrione si intravede una posterla o uscita di soccorso.

Dalla strada ghiaiata, creata di recente per permettere la realizzazione dei lavori di ordinaria manutenzione della cinta, soprattutto la pulizia dalla vegetazione spontanea, si giunge ai piedi della Rocca, tra i due torrioni cilindrici mozzi. Da qui è possibile vedere da vicino la nicchia sormontata da un arco monolitico in marmo bianco che si innesta nel paramento murario in cotto. Oltre si vede l’incamiciatura di mattoni della cortina, ricostituita di recente, che ricopre quella più antica, discontinua e gravemente danneggiata. Procedendo con lo sguardo si vede la spalla del baluardo Santa Maria e la piazzola con il terrapieno inerbito visibile alle sue spalle. Aldilà del secondo torrione, ci si trova a ridosso di una rientranza costituita nella parte inferiore da tre archi occlusi e da una parete in cotto nella parte superiore. Si tratta del ponte che permetteva il deflusso delle acque del grande fossato che circondava il castello. Nelle antiche piante della città si nota un grande scasso largo all’incirca una decina di metri che proteggeva la Rocca e la isolava.

Il baluardo Santa Maria è di forma pentagonale. Esso avanza nella campagna imponente come se fosse la prua di una nave. Il recente restauro conservativo ha restituito la struttura alla sua originaria integrità liberandola dalla vegetazione che la ricopriva ed integrando i corsi di mattoni che si erano sgretolati alla base del muro di controscarpa a causa dell’umidità. Sul muretto che contiene il terrapieno alla sommità del baluardo è ancora situato uno stemma marmoreo. Osservando la campagna alla destra sopravvive un tratto dello spalto in terra posto a difesa della cinta; percepibile dalla pendenza accentuata rispetto il livello stradale. Alla sinistra si intravede un breve tratto della cortina in cui si innesta la Porta Vittoria, uno dei due antichi accessi alla città costruito nel 1567. Col suo paramento il cotto incorniciato da liste di marmo bianco la sobria eleganza della porta non interrompe l’andamento continuo della cortina. Dalla strada posta dinanzi alla porta, volgendo lo sguardo a destra, si vede una delle due spalle del bastione Santa Maria con la relativa piazzola da cui è visibile il terrapieno ricoperto d’erba. Di fronte alla porta sorge un’elegante palazzina liberty nel luogo in cui sorgeva un caseggiato destinato a caserma per le guardie, difeso da una mezzaluna. Percorrendo la strada comunale (via Cavalli) si può godere di una piacevole panoramica della campagna che circonda la città. In questo punto è possibile abbracciare con lo sguardo un buon tratto della parte occidentale delle fortificazioni: si scorge il fianco destro del baluardo di Santa Maria, quello sinistro del baluardo di San Niccolò e l’intera cortina da essi delimitata. È ben visibile l’imponente corpo ottagonale della chiesa della Beata Vergine Incoronata ed il convento dei Servi di Maria ad essa annesso.

Entrando nella città si raggiunge la base del baluardo San Niccolò, dedicato al santo vescovo Nicola di Bari, che si celebra il 6 dicembre, giorno di nascita di Vespasiano Gonzaga. Posto alle spalle del complesso conventuale dei Servi di Maria, il suo terrapieno è utilizzato come parco della Casa di Riposo ricavata nel convento. Anche questo bastione è stato da poco integrato nella parte bassa e presenta nel fianco sinistro delle aperture, che si vedono anche alla base della sua parte arrotondata (la sua spalla sinistra termina ad orecchione). Il fossato originariamente posto ai piedi della scarpa è stato colmato e spostato in avanti nella campagna in anni recenti.

La cortina che univa i bastioni San Niccolò e San Giovanni, nella parte settentrionale della città, è stata demolita negli anni Venti del Novecento onde consentire l’espansione dell’abitato. Al suo posto è sorto un piccolo quartiere costituito in prevalenza da residenze in stile liberty fiancheggianti l’odierna via Pesenti.

Ritornando sulla statale 420, provenendo dal borgo di Villa Pasquali e guardando la cinta muraria, si vede la cortina posta tra i baluardi San Giovanni e San Giorgio. Essa custodisce nella sua incamiciatura di mattoni una piccola apertura visibile solamente attraverso un’attenta osservazione del paramento murario. Non si conosce ancora esattamente quale fosse la funzione di questa piccola posterla. Essa è posta a circa tre metri di altezza rispetto il fossato e permetteva l’accesso ad un angusto corridoio che conduceva nella città, sotto il terrapieno.

Procedendo lungo la statale è possibile abbracciare con lo sguardo il baluardo San Giorgio, munito, come gli altri cinque, di uno stemma marmoreo posto sul muretto angolare di contenimento del terrapieno. Nella sua spalla sinistra è presente un’uscita di soccorso chiamata “Porta segreta di Santa Caterina”. A sinistra è visibile un piccolo edificio risalente a primi del Novecento, recentemente ristrutturato e trasformato in tavola calda, si tratta della vecchia stazione del tram. A destra la campagna con la caratteristica pendenza dovuta a ciò che resta dell’antico vallo che circondava e difendeva le mura.

 

I bastioni e le cortine della cinta muraria di Sabbioneta sono costituite dal terrapieno, una massa in terra o in materiale di riporto (sabbia, ghiaia e detriti) declive e gradonata con angolo saliente verso la campagna e da un'incamiciatura di mattoni che riveste la scarpata del terrapieno.

La cinta risulta non più alta di 6-7 metri rispetto i terreni circostanti. Al sommo del terrapieno si trova la banchina, un gradino largo dai 5 ai 6 metri, coperta da un riparo in terra: il parapetto. Il pendio del parapetto si congiunge alla scarpa esterna superiore del terrapieno contenuta da un muretto di rialto, purtroppo rimosso in gran parte. Sopra la scarpata e sotto il muretto corre un cordone di sezione semicircolare in mattoni sostituito agli angoli da tratti monolitici in marmo bianco.

Nell’aprile del 1589 sul pendio dei terrapieni, Vespasiano fece piantare dei pioppi e fu inerbato il baluardo San Francesco: furono ricoperte con zolle d’erba (lotte) le scarpate del suo terrapieno.

Intorno la cinta muraria s'innalza lo spalto, un argine in terra con angolo saliente verso la città, a protezione di bastioni e cortine. E' presente inoltre una strada più bassa degli spalti esterni e "coperta" da un parapetto congiunto allo spalto.

Il fossato è un profondo scasso posto alla base dell'incamiciatura di mattoni. Un tempo l'acqua poteva giungere dalla scarpa fino ai piedi della strada coperta, grazie ad un sistema idraulico di chiuse.

I terreni circostanti le fortificazioni sono denominati "Tagliata" perché anticamente per ragioni difensive dovevano essere liberi da alberi ad alto fusto.

I sei bastioni di forma pentagonale hanno i fianchi rettilinei e le spalle poligonali; solo il bastione San Niccolò presenta uno dei fianchi ad orecchione cioè sporgente ed arrotondato. Quattro delle cortine sono rettilinee; quella compresa tra i bastioni San Francesco e San Niccolò è composta da due segmenti con vertice ad orecchione.

Nei punti d'innesto dei bastioni con le cortine sorgevano le piazzole, spiazzi del terrapieno sui quali un tempo erano posti i pezzi d'artiglieria.

Il muretto di rialto è innalzato al livello di banchina solo in corrispondenza ai vertici dei bastioni, da una parte per impedire il franamento del terrapieno, dall'altra per sorreggere i sei grandi stemmi marmorei.

Di fronte alle porte maestre anticamente erano presenti due rivellini (o mezzelune) opere addizionali staccate, di forma triangolare, costituite da due fianchi rettilinei del tutto simili ai bastioni. (Giovanni Sartori)