GALLERIA DI PIAZZA D'ARMI

 

La Galleria fu costruita tra il 1584 ed il 1586 e presenta un articolato esterno in pietra a vista. Ricorda l’acquedotto romano di Segovia e probabilmente rimanda ad edifici farnesiani. Negli stessi anni il duca di Parma e Picenza Ottavio Farnese commissionava a Giovanni Boscoli la costruzione di una galleria simile che doveva collegare il complesso dei locali di servizio della Pilotta a Parma.

La galleria sabbionetana faceva parte della zona privata del principe e costituiva un lungo corridoio di collegamento che secondo i modelli d’oltralpe doveva unire il Palazzo del Giardino ad un altro edificio mai realizzato. Vespasiano unifica in un solo edificio il modello delle gallerie dei castelli francesi; in cui erano esposti soprattutto trofei di caccia, con quello dei palazzi italiani nei quali erano sistemati pezzi antichi provenienti dagli scavi archeologici di Roma. La Galleria venne infatti edificata per ospitare i reperti antichi che Vespasiano aveva ereditato dai suoi avi e che aveva pazientemente acquistato, soprattutto tra il 1583 e il 1586, sul mercato antiquario di Venezia e Roma. La collezione comprendeva anche oggetti curiosi e bizzarri nonché rarità naturali. Nel 1589, dopo un soggiorno a Praga presso la corte imperiale, Vespasiano ritornò a Sabbioneta con trofei di caccia ricevuti in dono dall’imperatore Rodolfo II e li fece collocare nella Galleria.

Buona parte della collezione archeologica si trova oggi al Palazzo Ducale di Mantova a causa delle confische settecentesche. Nel 1774 infatti alcuni funzionari austriaci ricevettero l’incarico di raccogliere a Mantova gli arredi mobili antichi che erano rimasti nelle piccole corti gonzaghesche, dopo l’estinzione delle famiglie reggenti. Questa sorte toccò anche a Sabbioneta.

La decorazione ad affresco delle pareti fu realizzata da diversi artisti. Giovanni e Cherubino Alberti nel 1587 realizzarono le quadrature architettoniche e le figure allegoriche mentre le panoplie, i festoni, i vasi e gli stemmi sono attribuibili a sconosciuti pittori cremonesi. Il ciclo pittorico è ispirato alle virtù del principe che sono rappresentate nelle figure allegoriche del fregio delle pareti lunghe. Nei lati corti sono dipinte prospettive architettoniche che, negando la realtà fisica della parete, rendono virtualmente più lungo l’edificio. Il soffitto ligneo, un tempo dipinto d’azzurro, presenta nei cassettoni piccole rosette dorate. Come per il teatro, i pochi fortunati che ottenevano il privilegio di passeggiare tra le meraviglie del duca dovevano provare l’impressione di trovarsi sotto un cielo stellato. (Giovanni Sartori)