MUSEO D'ARTE SACRA

 

Quando nel 1988 fu trovato il ciondolo del collare del Toson d’Oro nella tomba del duca Vespasiano Gonzaga l’arciprete di Sabbioneta, don Ennio Asinari, volle porre attorno all’importante monile gli oggetti più preziosi della chiesa di Santa Maria Assunta. Allestì accuratamente una piccola sala nella canonica arcipretale di Sabbioneta nelle vicinanze della chiesa di Santa Maria Assunta, munendola di un sistema di monitoraggio e allarme e di apposite teche climatizzate per garantire la sicurezza e permettere una corretta conservazione dei manufatti. Nacque la Sala del Tesoro, il centro del Museo parrocchiale, attorno cui sono stati in seguito allestiti altri ambienti (la pinacoteca, l’archivio, un salone per conferenze e la biblioteca) fino a raggiungere la conformazione attuale.

Dall’ingresso della canonica, posta in via dell’Assunta, si entra in un ampio corridoio. Nella prima sala a sinistra è allestita una piccola, ma preziosa pinacoteca. Al suo interno sono collocati dipinti provenienti dalle chiese della città, reliquiari, statue e mobili: parte dei preziosi arredi della chiesa maggiore di Santa Maria Assunta. A destra della porta è situata una preziosa tela del pittore sabbionetano Giovanni Bresciani rappresentante I santi Pietro e Paolo che reggono l’ostensorio, dipinta nei primi anni del Seicento per la cappella del Santissimo Sacramento della chiesa parrocchiale. Nell’angolo destro della parete breve è posta una statua lignea policroma del secondo decennio del Seicento che ritrae San Carlo Borromeo, mentre sopra il camino campeggia una tela con la Crocefissione tra santi provieniente dal Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Vigoreto, opera di uno sconosciuto artista cremonese vicino alla maniera di Giovan Battista Trotti detto il Molosso. Dallo stesso santuario proviene anche la tela che occupa l’altra parete breve, l’Assunta di Bernardino Campi. Il quadro, l’opera più preziosa che si conserva nella pinacoteca, fu dipinto nel 1568 come replica della tela di medesimo soggetto (ora al Museo Civico di Cremona) realizzata dal pittore cremonese per la chiesa di San Domenico di Cremona. Di fronte all’ingresso si trova una sacra conversazione (la Madonna col Bambino tra i santi Carlo Borromeo e Giovanni Battista) dipinta dopo il 1616 da un ignoto artista parmense e collocata anticamente nel piccolo oratorio dell’ospedale, ora distrutto, che sorgeva nell’attuale via della Stamperia. Su alcuni plinti sono posti reliquiari a forma di busto e teche in legno dorato che conservano parti delle ossa di San Vincenzo. A sinistra della porta d’ingresso si scorge un quadro della prima metà del Cinquecento, che raffigura la Madonna col Bambino e San Nicola di Bari, il santo vescovo a cui era molto devoto Vespasiano Gonzaga. La tela, che sembra un arazzo per i colori pallidi, era situata nella chiesa di San Niccolò, atterrata all’inizio degli anni Ottanta del Cinquecento per realizzare la chiesa della Beata Vergine Incoronata. Accanto si trova un’altra tela dal formato allungato e centinata a tutto sesto che ritrae la Madonna del Rosario. È opera di Giovanni Bresciani, dipinta probabilmente nel 1607 come coperta della nicchia che ospitava la statua lignea della Vergine, nella cappella del Rosario della chiesa maggiore.

Ritornando nell’atrio ed attraversando lo studio arcipretale si entra in una camera che conserva importanti mobili settecenteschi in cui sono custodite le carte dell’archivio parrocchiale: l’Archivio. Nella parete breve, posta di fronte alla porta comunicante con lo studio, si trova un armadio a doppio corpo del Settecento intagliato dal marangone locale Antonio Maria Lodi. Alla sua destra si trova invece un armadio a otto ante al cui interno sono collocate la maggior parte delle buste con i documenti antichi. L’archivio fu trasferito nella stanza attuale nel 1980, da un’umida stanza della sagrestia della chiesa di Santa Maria Assunta dove si conservava da alcuni secoli. In esso si conserva un importante corpus di documenti del Settecento ritrovati nel 1984 in una nicchia a muro nascosta dietro un armadio in una stanza della sacrestia. Tra queste carte spiccano per importanza i contratti con gli artisti che negli anni Sessanta del Settecento attesero al rinnovo della decorazione e degli arredi delle chiese sabbionetane. Dopo il loro trasloco i documenti sono stati ordinati scientificamente ed ora sono a disposizione degli studiosi che possono consultarli contattando l’arciprete.

Salendo due rampe di scale poste a lato dell’archivio, si giunge in un vasto salone allestito per incontri culturali, denominato Sala dell’Intercultura. Lungo le pareti sono stati posti alcuni importanti oggetti. Nella parete di fondo, dietro il tavolo dei relatori, campeggia un grande quadro della prima metà del Seicento che raffigura il Trionfo della morte. Alle pareti lunghe sono addossate alcune vetrinette che conservano preziosi argenti: ampolline calici e pissidi. A destra della porta d’ingresso sono invece situate delle teche in legno e sopra di esse sono stati appesi tredici dei quindici tondi dei Misteri del Rosario, dipinti da Giovanni Bresciani nel 1607, che circondavano la nicchia con la Madonna del Rosario nell’omonima cappella della chiesa parrocchiale.

Ritornando al piano terra ed attraversato un piccolo cortile con giardino si giunge in un androne attraverso il quale si entra in un breve corridoio. Al suo interno si conservano due inginocchiatoi e numerose stampe incorniciate con vedute di città. L’inginocchiatoio in noce posto vicino alla porta blindata, fu intagliato nel 1765 da Antonio Maria Lodi e reca scolpita nel fronte un’originale composizione vegetale, l’elemento che contraddistingue la produzione del marangone locale.

Di qui, attraverso una porta blindata, si entra nella sala del Tesoro. Al centro vi è una teca posta su un basamento metallico al cui interno è custodito il ciondolo del collare dell’ordine cavalleresco del Toson d’Oro, appartenuto a Vespasiano Gonzaga. Il gioiello, di dimensioni ridotte, fu ritrovato sui resti del duca di Sabbioneta nel 1988. Nel fondo della sala è posta una teca che occupa due pareti disponendosi ad “L”. Nel lato lungo sono stati posti i più bei paramenti della chiesa parrocchiale, in prevalenza tessuti del Settecento. La pianeta rossa in cuoio posta al centro spicca per l’intensità del cremisi e per la lucentezza dell’oro e dell’argento; è un paramento della fine del Cinquecento in ottimo stato di conservazione. Accanto è disposta una teoria di tessuti settecenteschi in seta colore avorio: la casula, il piviale, la pianeta e due dalmatiche. La pianeta emerge per il luccichio dei materiali; è composta da un articolato intreccio vegetale ricamato con fili di seta policromi e da fregi di bordura composti da lamine e filati in oro e argento. Molto prezioso è il camice degli inizi del Settecento realizzato interamente in pizzo a fuselli di Bruxelles. Il lato breve della teca è invece interamente occupato da un organo portativo del Cinquecento con la cassa in legno dipinto. Il raro strumento è un dono di Vespasiano Gonzaga alla comunità di Sabbioneta ed era utilizzato durante le processioni. La teca posta accanto alla porta conserva essenzialmente argenti. Nell’angolo è addossata una credenza per presbiterio intagliata nel 1768 da Antonio Maria Lodi. Sui suoi piani sono disposti preziose suppellettili tra cui spicca una pace in bronzo dorato con Cristo deposto tra la Vergine e San Giovanni, opera del Moderno del terzo decennio del Cinquecento. A lato della credenza è collocata una nicchia barocca a raggiera in legno dorato che al centro ospita un imponente ostensorio realizzato nel 1771 dall’argentiere parmense Pietro Perini. Vicino alla vetrina, su un alto basamento, è situato un calice in argento dorato inciso a bulino. Nel piede riporta tre placchette ovali con gli stemmi dei Gonzaga-Colonna e l’effigie di un santo vescovo. È un dono di Isabella Colonna alla comunità di Sabbioneta in occasione della nascita di Vespasiano. (Giovanni Sartori)